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FinTech 2020 in Italia: luci e ombre alla luce del nuovo scenario Covid19

 

Il FinTech italiano è in ritardo, ma si muove coerentemente ai trend globali con un’elevata dinamicità mostrando uno scenario positivo e promettente e chiudendo progressivamente il gap con lo scenario globale. Rispetto alle fasi evolutive che caratterizzano il settore: 1-Disruption, 2-Discussione, 3- Partnership e collaborazione si è in buona misura superata la fase di Disruption (competizione), si è avviata (grazie anche, ma non solo, alla Psd2) la fase di discussione e sta ponendo le basi per la fase delle partnership che potrebbe essere accelerata a fronte dell’emergenza Covid19 in atto.

Crescono le aziende. Le FinTech censite sono 278, 49 in più rispetto alla scorsa edizione, di cui 18 le nuove aziende, nate nel corso dell’ultimo anno. Aumentano anche i segmenti di business per esempio con l’ingresso del segmento del Real Estate (sia piattaforme dedicate in area Lending che nell’Equity Crowdfunding), di soluzioni di investimento in criptovalute e di trading specializzato per gli NPL.

Cresce il fatturato. Il fatturato complessivo del comparto che ha raggiunto nel 2018 373 milioni di Euro, con una crescita del 40% sull’anno precedente (in realtà del 64% delle aziende censite, poiché sono escluse alcune realtà prettamente italiane, ma con sede legale all’estero, le aziende no profit e quelle appena costituite).

L’impatto dell’emergenza Covid-19

Gli impatti negativi potrebbero riguardare gli investimenti del Venture Capital, che probabilmente porteranno ad una situazione di accentuazione del trend di minore attenzione verso le nuove start up (seed), con un numero di chiusure maggiore di player in fase di sviluppo. Negativo anche il volume delle transazioni che potrebbe portare ad una diminuzione dei profitti (e, ancora una volta, degli investimenti) nel comparto.

Non mancano però aree di potenziale ottimismo. L’Italia che sconta un ritardo significativo nel percorso di digitalizzazione, finanziaria e non, è la sperimentazione forzata di un nuovo modo di collaborare a distanza attraverso soluzioni digitali. Questo non sta avvenendo solo per lo smart working o il distance learning, ma anche per le relazioni fra Banche, Assicurazioni e clienti. Stanno emergendo per molte realtà (incluse banche e assicurazioni), criticità sulla resilienza delle

 

infrastrutture, sulla qualità e quantità di strumenti che permettano smart working, sulla efficienza dei servizi online, sulla sicurezza. È abbastanza naturale pensare che questa situazione porterà ad un significativo aumento nell’utilizzo e apprezzamento dei servizi digitali finanziari da parte di tutta la clientela, senza parlare della probabile crescita esponenziale della domanda di credito (soprattutto delle PMI) che sempre più spesso trova risposta nel mondo del FinTech (a scapito dell’offerta tradizionale).

 

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